
Contributo di DIRIMA per
FORMAMBIENTE S.Cons. a r.l. (Roma - RM)
HISPA - High School for the Public Administration of protected Areas (Futani - SA)
(Futani - SA, Ottobre / Dicembre 2005)
Presentazione
Il gruppo di stagisti DIRIMA è formato da giovani laureati partecipanti al Corso di Alta Formazione “Strumenti per la Diffusione ed il Rilascio di Marchi di Qualità”, che è in corso di svolgimento, dal Marzo del 2005 al Marzo 2006, presso il Consorzio FormAmbiente, Società Consortile, con sede legale a Roma, ha lo scopo di contribuire alla promozione ed affermazione di un rinnovamento strutturale, culturale e gestionale della Pubblica Amministrazione basato sui principi della sostenibilità ambientale e sullo sviluppo del sistema nazionale e regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali. Attualmente il suddetto gruppo collabora con l'HISPA – High School for the Public Administration of Protected Areas per la redazione di un progetto atto a far emergere le eccellenze agroalimentari dell'area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed a sensibilizzare Amministratori locali e produttori verso il concetto della Qualità.
Il gruppo è composto da:
1. Antonio Caggiano:
Dottore in Economia Aziendale, Master in “Gestione Integrata dello Sviluppo Locale”;
2. Giulia Dell'Acqua:
Dottoressa in Lettere Classiche;
3. Alfredo Esposito:
Dottore in Scienze Naturali, Specializzazione in “Igiene Ambientale”;
4. Sarah Lanzilli:
Dottoressa in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animale;
5. Maria Antonietta Napolitano:
Dottoressa in Lettere Moderne.
Obiettivi
Lo scopo del Progetto è quello di delineare una visione che orienti i processi di sviluppo e diffusione dei marchi di qualità, in una condizione compatibile con le attese e le esigenze dell'Area Protetta e dei produttori.
Obiettivo del Progetto è quello di definire un percorso che contenga elementi guida per costruire un itinerario di possibile emersione e valorizzazione delle risorse agroalimentari dell'area, che fungeranno da volàno per la promozione delle innumerevoli risorse naturalistiche, storiche, culturali ed archeologiche.
Tale percorso dovrà essere dotato delle necessarie condizioni di flessibilità e adattabilità, sulla base di indirizzi condivisi e a carattere innovativo derivanti dalla concertazione con gli stakeholder locali e dalle potenzialità del territorio.
Tema del Progetto
Il tema centrale del Progetto è quello di approfondire la conoscenza delle condizioni atte ad assicurare lo sviluppo di un sistema progettuale/produttivo efficace e vitale nell'ambito della Qualità. A partire dall'analisi quali–quantitativa dei dati si tratta di analizzare ruolo e potenzialità dell'area per formulare ipotesi di intervento.
Il gruppo, servendosi della metodologia della pianificazione strategica, ha svolto un'attenta analisi territoriale facendo un accurato screening delle risorse presenti, dei progetti già in atto e dei risultati prodotti.
L'analisi del territorio ha individuato, come bisogno primario, la razionalizzazione dello sviluppo economico e sostenibile dell'area protetta; bisogno che, pertanto, si configura come obiettivo che il nostro progetto intende perseguire. Lo sviluppo economico e sostenibile dell'Area Protetta deve basarsi su uno sviluppo turistico, che valorizzi i prodotti tipici integrandoli con le risorse nascoste del Parco.

Motore dello sviluppo è la creazione di una rete tra i produttori delle eccellenze agroalimentari dell'Area.
Il sistema deve, a nostro avviso, necessariamente basarsi su una certificazione di Qualità.
Struttura di programma
Sul concetto di Qualità si focalizza l'attenzione del Progetto.
Il fatto che i prodotti oggetto di valorizzazione siano ottenuti all'interno dell'Area Protetta del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che siano legati a tecniche tradizionali di lavorazione e conservazione, e soprattutto, al territorio, è il valore aggiunto che ne esalta l'eccezionalità e la Qualità.
Al fine di valorizzare i prodotti tipici, il nostro progetto prevede uno screening di tutti i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali). Essendo i PAT non rappresentati da marchio, essi risultano non tutelati adeguatamente: si prevede, quindi, al fine di rendere gli elementi caratteristici del prodotto garantiti e riconoscibili sui mercati, di accompagnare i PAT in un cammino di certificazione che coinvolga i singoli Comuni, tramite certificazione De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine).
Come si è riscontrato, infatti, nel corso dello studio condotto sui prodotti e sul territorio, il concetto di qualità delle produzioni locali è inficiato dall'uso improprio di denominazioni generiche quali: prodotto tipico / prodotto locale / prodotto tipico locale, senza che ad esse corrisponda, necessariamente, un contenuto riconoscibile in termini di tipicità o legame col territorio.
Solo la promozione della certificazione, già nella forma economica e agevole della De.C.O., potrà garantire la produzione di eccellenza costituita dai PAT. Tali prodotti saranno poi inseribili in una rete di distribuzione forte, che costituirà ulteriore richiamo per il territorio.
Lo step successivo alla certificazione De.C.O. è rappresentato dall'istruzione delle procedure per l'ottenimento dei marchi STG, IGP, DOP, IGT, DOC, e DOCG, per i prodotti non agroalimentari si intende avviare
Si intende, inoltre, implementare una banca dati relazionale che permetta l'archiviazione, la gestione e l'elaborazione a scala territoriale di tutte le informazioni riguardanti i prodotti agroalimentari tradizionali, tramite un sistema informativo territoriale (GIS), specificamente creato per svolgere attività di monitoraggio delle produzioni.
La strategia principale prevede, nel campo agroalimentare, ed escludendo i vini per i quali si attuerà una strategia a parte, essendo quest'ultimi sottoposti a diversa disciplina di certificazione (IGT, DOC, DOCG), l'attuazione di una politica di sviluppo ed integrazione dei marchi europei di qualità con quelli territoriali (De.C.O., affiancamento Logo Parco, etc.). La nostra attenzione, in particolare, si focalizzerà sui seguenti marchi:
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Marchio |
Norma istitutiva |
Descrizione |
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DOP (Reg. CEE n° 2081/92) |
La Denominazione d'Origine Protetta (DOP) identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione devono aver luogo in un'area geografica determinata e caratterizzata da una perizia riconosciuta e constatata. |
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IGP (Reg. CEE n° 2081/92) |
L'Indicazione Geografica Protetta (IGP), il legame con il territorio è presente in almeno uno degli stadi della produzione, della trasformazione o dell'elaborazione del prodotto. Inoltre, il prodotto gode di una certa fama. |
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STG (Reg. CEE n° 2082/92) |
Una Specialità Tradizionale Garantita (STG) non fa riferimento ad un'origine ma ha per oggetto quello di valorizzare una composizione tradizionale del prodotto o un metodo di produzione tradizionale. |
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BIO (Reg. CEE n° 2092/91) |
L'Agricoltura Biologica è un metodo di produzione agricola che si pone l'obiettivo del rispetto dell'ambiente e degli equilibri naturali e della tutela della salute degli operatori e dei consumatori. |
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De.C.O. (D.Lgs. n° 267 del 18.08.2000) |
Il marchio Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.). La tutela e la promozione dei prodotti che si legano alla tradizione del territorio, costituiscono il punto di partenza delle attuali strategie di penetrazione, sia sui mercati nazionali, che su quelli esteri. |
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P.A.T. |
PAT (D.Lgs. n° 173 del 30.04.1998) |
Nei Prodotti Agroalimentari Tipici (PAT) la tradizionalità rappresenta la caratteristica saliente. Essa deve essere consolidata nel tempo (almeno 25 anni); la fabbricazione avviene in maniera omogenea e seguendo regole costanti. |
[© HISPA – Ultimo aggiornamento Dicembre 2005
Pubblicato su: http://www.hispa.it/news3.htm]

Contributo di DI.RI.M.A.-MQ per la
X BMT - Borsa Mediterranea del Turismo
SI PUO' E SI DEVE FARE DI PIU'
Per un Turismo che sia volàno di sviluppo e Qualità
Non solo: la Campania oltre all’eccellenza nel settore agroalimentare è la Regione italiana con più del 30% del suo territorio riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità e tutelato in aree protette, la Regione più ricca di testimonianze storiche ed artistiche e culturali, la Regione che, con i suoi due Porti di Napoli e di Salerno, e con gli Interporti di Marcianise e di Nola, rappresenta il principale snodo commerciale e turistico italiano, una porta sul Mediterraneo dalle caratteristiche irripetibili ed uniche, data la meravigliosa combinazione in un unico luogo di esperienze e saperi umani e creazioni naturali.
Per tutto questo la Campania ha un ricchissimo bacino di opportunità di crescita e sviluppo, che deve solo cogliere. Ma per un rigoglioso raccolto, che dia frutti veramente buoni, non si può prescindere dal concetto di Qualità. Ne rimarcava l’esigenza anche L’Assessore Regionale all’Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino in occasione dell’apertura dei lavori degli “Stati Generali”:
“Difendere, valorizzare, promuovere il nostro sistema produttivo nei suoi punti di eccellenza significa… far crescere il valore aggiunto… prevedendo azioni di ‘lancio’ della ‘tipicità’ campana… attraverso il rafforzamento e consolidamento di ciò che è filiera… operando quel ‘salto di qualità’ basato sull’importanza dei prodotti di qualità e dei loro legami col territorio… delineando un mercato nazionale e internazionale per i nostri prodotti… una sfida che va combattuta a molteplici livelli: qualità delle produzioni… dell’efficacia dell’integrazione di filiera e della PROMOZIONE DEI MARCHI… Sono questioni strategiche che attengono alla dimensione e alla qualità dello sviluppo nei prossimi anni… Ho cercato di indicare soprattutto un quadro di proposte, di indirizzi, di scelte…” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 4 – cv 3/5/6, pag. 9 – cv 7/8, pag. 13 – cv 6).
Le finalità che ci proponiamo di raggiungere sono volte oltre che all’offerta commerciale di prodotti sicuri, controllati, genuini, “garantiti” anche ad un offerta turistica che dia la possibilità di scegliere strutture che possano assicurare efficienza nei servizi e siano anche ambientalmente sostenibili, inserite in un circuito che garantisca un soggiorno alla scoperta dei tesori campani, naturalistici, storico–antropologici, culturali, artistici, enogastronomici. L’importanza di garantire la Qualità dei prodotti, dei servizi, dei sistemi turistico–ricettivi è grande: per un consumatore soddisfatto e sicuro, per il turista che viene e poi tornerà, per una Regione in grado, così, di rendersi realmente e qualitativamente competitiva e vincente.
Quindi, i Marchi riconosciuti a livello europeo per le nostre produzioni tipiche, i Marchi per le strutture ricettive che operano secondo i principi dell’efficienza, dell’efficacia, dell’ecosostenibiltà, i Marchi territoriali che salvaguardano, difendono e promuovono la cultura e i modi di vita peculiari di un territorio: i Marchi di Qualità per lo sviluppo della Campania.
Ma una precisazione/provocazione è doverosa farla. Il consumatore/utente italiano, ogni volta che decide di acquistare un prodotto/servizio di qualità, si trova a dover scegliere tra una serie di marchi, che dovrebbero certificarla. Il panorama dei marchi di qualità risulta essere, infatti, immenso, caotico e farraginoso, tanto da confondere, inevitabilmente, il consumatore che non ha gli strumenti per orientarsi in questo mare magnum.
Nel giro di pochi anni in Italia si è assistito al dirompente fenomeno dell’esplosione della “qualità”/”tipicità”: grazie alla ridondanza della comunicazione e alla moltiplicazione di iniziative di promozione e marketing, un po' tutto, nel campo produttivo (e in particolare nell’agroalimentare), è diventato di qualità e/o tipico; sempre più i produttori sono stati incoraggiati ad affidarsi ad associazioni di comunicatori e ad agenzie di certificazione: sul metodo biologico, sulla denominazione di origine, sugli standard ISO, di qualità o raccomandati da opinion makers (più o meno improvvisati), sulle strutture ricettive, sui servizi.
La grande quantità di marchi esistenti ha reso il mercato drogato e saturo, facendo perdere loro la primaria caratteristica distintiva di donare valore aggiunto al prodotto/servizio che se ne fregia. Ciò ha avuto come inevitabile conseguenza la banalizzazione del “marchio di qualità”, divenuto così semplicemente marchio, brand commerciale, perdendo quell’autorevolezza che era insita nel concetto di marcatura certificativa.
Di fatto questa situazione non sortisce il desiderato effetto di stimolare positivamente lo sviluppo economico dei settori di riferimento, bensì, provoca un’illusione del valore del prodotto/servizio nel consumatore/utente ed una conseguente mancanza di fiducia nei sistemi di marcatura e certificazione.
Perché la qualità certificata non sia illusoria, ma tangibile, efficace ed efficiente, è necessario che la riconoscibilità e l’autorevolezza siano fondamenti del sistema: non una marea di marchi che certificano il nulla o le unità, ma la valorizzazione di un sistema di riconoscimento che abbia il requisito imprescindibile di offrire trasparenza, leggibilità e credibilità di filiera, “promuovendola” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 4 – cv 6).
Lo strumento esiste: è la Qualità.
Ma quale?
L’attuale sistema è quello sopraccitato: per niente soddisfacente! Ancora più grave se riportato all’attuale situazione di “assedio” delle importazioni dai Paesi rampanti.
“…Ho cercato di indicare soprattutto un quadro di proposte, di indirizzi, di scelte…” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 13 – cv 6).
E facciamola una scelta, ma di… Qualità.
E allora sì staremo “costruendo un pezzo del nostro futuro. Il futuro della più grande regione del Mezzogiorno” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 16 – cv 4).
Il Progetto Operativo Regionale (P.O.R. Campania) per le Regioni Obiettivo 1 “Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta Formazione” 2000–2006 – Asse III – Misura 2 “Formazione di alte professionalità per lo sviluppo della competitività delle imprese con priorità alle piccole e medie imprese” ha già operato una scelta di Qualità formando una nuova figura professionale: l’Esperto per la diffusione e la gestione dei Marchi di Qualità.
Attuato in collaborazione con la Camera di Commercio di Napoli dal Consorzio FormAmbiente di Pozzuoli (NA), il Corso di Alta Formazione Di.Ri.Ma. (iniziato il 29 Aprile 2005 e conclusosi il 22 Marzo 2006) interpreta la necessità di formare figure professionali nuove e complete, in grado di dare sicura consistenza al concetto di Qualità. In particolare, il Corso si inserisce nell’ambito dei percorsi formativi posti in essere da FormAmbiente anche in vista del rinnovamento strutturale, culturale e gestionale della Pubblica Amministrazione, rinnovamento da declinare secondo il paradigma della sostenibilità ambientale e della pianificazione strategica. Tanto i Sistemi Locali quanto lo Sviluppo Sostenibile necessitano infatti di soggetti, appositamente formati, che sappiano fare della Qualità un fattore trainante dell’economia, garantendo l’eccellenza di prodotti e servizi, allineandoli agli standard europei ed internazionali. In particolare, il Corso si focalizza sul settore della ricettività turistica dell’area campana (troppo spesso sfruttato in maniera irragionevole), e assegna alle aree protette un ruolo di punta nella promozione del territorio e della sua responsabile fruizione. Durante il Corso, l’Esperto di Marchi di Qualità ha acquisito:
1. conoscenze teoriche in materia:
· giuridico–normativa;
· ambientale;
· territoriale;
· procedurale;
2. competenze pratiche:
· elaborazione di progetti di sviluppo locale con gli strumenti della Pianificazione Strategica;
· individuazione del sistema di certificazione più adeguato al contesto di applicazione;
· ricerca e analisi territoriale;
· affiancamento ai richiedenti nell’iter procedurale per l’ottenimento del marchio;
3. capacità personali:
· interazione e confronto con gli enti istituzionali per l’elaborazione dei progetti;
· capacità di lavorare in gruppo sviluppando le potenzialità di ciascuno per raggiungere obiettivi;
· capacità di ascolto;
· capacità di problem solving.
La nostra professionalità si è formata con la forza dei nostri ideali ed è segno di un orientamento deciso verso la Qualità, una precisa scelta che ascolta e soddisfa il volere di un mercato nuovo che diventa giorno dopo giorno sempre più esigente. Lo strumento esiste: è la certificazione ed i marchi di Qualità. Le professionalità pure. La direzione da seguire è quella indicata… continuiamo così!

Contributo di DI.RI.M.A.-MQ per la
1° Conferenza Regionale dell'Economia
Stati Generali delle Attività Produttive e dell'Agricoltura
per lo Sviluppo della Campania
FACCIAMO UNA SCELTA DI QUALITA'...
Una provocazione "strategica" per tornare a crescere!
Il consumatore/utente italiano, ogni volta che decide di acquistare un prodotto/servizio di qualità, si trova a dover scegliere tra una serie di marchi, che dovrebbero certificarla. Il panorama dei marchi di qualità risulta essere, infatti, immenso, caotico e farraginoso, tanto da confondere, inevitabilmente, il consumatore che non ha gli strumenti per orientarsi in questo mare magnum.
Nel giro di pochi anni in Italia si è assistito al dirompente fenomeno dell’esplosione della “qualità”/”tipicità”: grazie alla ridondanza della comunicazione e alla moltiplicazione di iniziative di promozione e marketing, un po' tutto, nel campo produttivo (e in particolare nell’agroalimentare), è diventato di qualità e/o tipico; sempre più i produttori sono stati incoraggiati ad affidarsi ad associazioni di comunicatori e ad agenzie di certificazione: sul metodo biologico, sulla denominazione di origine, sugli standard ISO, di qualità o raccomandati da opinion makers (più o meno improvvisati).
La grande quantità di marchi esistenti ha reso il mercato drogato e saturo, facendo perdere loro la primaria caratteristica distintiva di donare valore aggiunto al prodotto/servizio che se ne fregia. Ciò ha avuto come inevitabile conseguenza la banalizzazione del “marchio di qualità”, divenuto così semplicemente marchio, brand commerciale, perdendo quell’autorevolezza che era insita nel concetto di marcatura certificativa.
Di fatto questa situazione.
non sortisce il desiderato effetto di stimolare positivamente lo sviluppo economico dei settori di riferimento, bensì, provoca un’illusione del valore del prodotto/servizio nel consumatore/utente ed una conseguente mancanza di fiducia nei sistemi di marcatura e certificazione.
Perché la qualità certificata non sia illusoria, ma tangibile, efficace ed efficiente, è necessario che la riconoscibilità e l’autorevolezza siano fondamenti del sistema: non una marea di marchi che certificano il nulla o le unità, ma la valorizzazione di un sistema di riconoscimento che abbia il requisito imprescindibile di offrire trasparenza, leggibilità e credibilità di filiera, “promuovendola” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 4 - cv 6).
La nostra Regione vanta il primato in Italia per lo sviluppo e la tenuta del settore agroalimentare (rif.: Relazioni Stati Generali del Prof. D'Antonio e del Prof. De Filippis): per questo l'ipotesi della creazione del Polo Agroalimentare nella Piana del Sele (rif.: Relazione Stati Generali dell'Ass. Cozzolino, pag. 90 - cv 4) orientato all'offerta di qualità non può non essere basata su un valido strumento volto a garantire la qualità, la filiera ed il consumatore.
Lo strumento esiste: è la Qualità.
Ma quale?
L’attuale sistema è quello sopraccitato: per niente soddisfacente! Ancora più grave se riportato all’attuale situazione di “assedio” delle importazioni dai Paesi rampanti.
“Difendere, valorizzare, promuovere il nostro sistema produttivo nei suoi punti di eccellenza significa… far crescere il valore aggiunto… prevedendo azioni di ‘lancio’ della ‘tipicità’ campana… attraverso il rafforzamento e consolidamento di ciò che è filiera… operando quel ‘salto di qualità’ basato sull’importanza dei prodotti di qualità e dei loro legami col territorio… delineando un mercato nazionale e internazionale per i nostri prodotti… una sfida che va combattuta a molteplici livelli: qualità delle produzioni… dell’efficacia dell’integrazione di filiera e della PROMOZIONE DEI MARCHI… Sono questioni strategiche che attengono alla dimensione e alla qualità dello sviluppo nei prossimi anni… Ho cercato di indicare soprattutto un quadro di proposte, di indirizzi, di scelte…” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 4 – cv 3/5/6, pag. 9 – cv 7/8, pag. 13 – cv 6).
E facciamola una scelta, ma di… Qualità.
E allora sì staremo “costruendo un pezzo del nostro futuro. Il futuro della più grande regione del Mezzogiorno” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 16 - cv 4).

Il Gruppo di Consulenza Integrata per lo Sviluppo Territoriale e dei Prodotti DI.RI.M.A.–MQ – Diffusione, Ricerca e Modelli Alternativi per i Marchi di Qualità è nato dal Progetto “Di.Ri.Ma. – Strumenti per la Diffusione e Gestione delle procedure per il Rilascio di Marchi di Qualità”, percorso formativo finalizzato alla formazione di “Esperti per la Diffusione e Gestione delle Procedure per il Rilascio di Marchi di Qualità” nell’ambito del P.O.N. – Programma Operativo Nazionale 2000–2006 per le Regioni Obiettivo 1 “Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta Formazione” – Asse III – Misura 2 “Formazione di alte professionalità per lo sviluppo della competitività delle imprese con priorità alle piccole e medie imprese”.
DI.RI.M.A.–MQ è costituito da due professionalità differenti e complementari che fanno confluire le loro formazioni, tecnico–scientifica ed umanistica, in un approccio integrato alla cultura e alle certificazioni di qualità.
Il Gruppo DI.RI.M.A.–MQ, inoltre, nei casi che lo necessitano, si avvale del supporto tecnico e della collaborazione esterna di esperti del settore per specifiche attività di analisi ed elaborazione dati.
L’attività di Consulenza Integrata per lo Sviluppo Territoriale e dei Prodotti mira alla diffusione della Cultura della Qualità, attraverso sistemi di certificazione e marchi di qualità internazionali, comunitari, nazionali e privati (associazioni, enti, organizzazioni, etc.) per la valorizzazione dei patrimoni peculiari dei territori e lo sviluppo delle aree e delle reti interessate.
L’utilizzo dell’Alternatività come fulcro dell’azione operativa si basa sul concetto che la certificazione e/o marcatura di qualità non è solo “forma” (ovvero un certificato e/o un logo!), bensì è anche proposta di modelli alternativi di sviluppo, non solo del servizio/prodotto, ma anche del contesto territoriale di riferimento.
Infatti, la natura delle interazioni tra i poli servizi/prodotti, gerenti/produttori e utenti/consumatori, sta cambiando, attraverso la mediazione delle reti comunicative e di interscambio relazionale, le cui modalità differiscono da quelle finora conosciute.
Il concetto di interfaccia–monopolare è l’aspetto dell’interazione con il sistema che bisogna superare, sostituendolo con un nuovo tipo di relazione che si realizza tra più poli, i quali contribuiscono ad aggiornare e sviluppare le conoscenze e potenzialità, individuali e collettive, dell’intera comunità.
L’interazione diventa interattività, come possibilità dell’utente/consumatore di instaurare un dialogo a più livelli, dove i percorsi di ricerca si ramificano e si moltiplicano per associazioni e connessioni logico–deduttive.
Di seguito inseriamo i Curriculun Vitae et Studiorum della Dott.ssa Sarah Lanzilli e della Dott.ssa Maria Antonietta Napolitano.
DI.RI.M.A.–MQ - Diffusione, Ricerca e Modelli Alternativi per i Marchi di Qualità - Consulenza Integrata per lo Sviluppo Territoriale e dei Prodotti - Sede Operativa: Via Diocleziano, 257 – I–80125 Napoli (NA) – Italia – Unione Europea - Tel.: + 39 081–570.73.11 - GSM: + 39 320–842.71.37 / + 39 328–426.34.15 - E–Mail: dirima.mq@gmail.com - URL: http://dirimamq.splindler.com