DI.RI.M.A.–MQ – Marchi di Qualità

venerdì, 16 giugno 2006

Contributo a Seminari Formativi Confesercenti

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Contributo di DI.RI.M.A.-MQ per la

 

Seminari Formativi Confesercenti Napoli

"Commercio Moderno"

"Il turismo in Campania fattore di sviluppo primario"

(Napoli, 26 Giugno 2006)

 

LA CAMPANIA IN VIAGGIO

Per un Turismo di Qualità, sostenibile ed alternativo

 

 

Il panorama delle certificazioni e delle marcature di Qualità nel settore turistico è quanto mai ampio e variegato, come evidenziano le tabelle allegate. Dai marchi che garantiscono il rispetto di standard qualitativi specifici per il mare, le spiagge, i bar, i ristoranti, gli alberghi, etc. a quelli che certificano tutto un territorio individuato, e quindi esaltato, nelle sue peculiarità/specificità… le possibilità di dotarsi di un quid distintivo sono davvero tante ed in crescente aumento. A questo punto diventa importante scegliere e ancor più scegliere bene.

 

Il sistema delle certificazioni e delle marcature di Qualità, ricordiamolo, nasce a tutela del consumatore/utente, per garantirgli, cioè, un prodotto/servizio che soddisfi le sue aspettative e che corrisponda a quanto dichiarato dal produttore/gerente.

Un principio così semplice nella sua sostanza, ma che, tuttavia, è diventato così complicato nella sua forma, o per meglio dire, nelle sue forme.

Infatti, oggi, assistiamo all’inarrestabile proliferare di “marchi”, “bollini”, “etichettature” in genere che promettono la “qualità” del prodotto/servizio a cui si riferiscono, sostenendo una non ben chiara “certificazione”, ad un consumatore/utente, per il quale orientarsi, in questo caotico e sempre più “indifferenziato mare”, diventa sempre più difficile.

Negli ultimi anni, grazie alla ridondanza della comunicazione e alla moltiplicazione di iniziative di promozione e marketing, un po' tutto, nel campo produttivo (ed in particolare nell’agroalimentare), è diventato di qualità e/o tipico, adducendo ataviche risonanze di “bontà” (il biscotto “della Nonna”, l’involucro in “carta grezza”, la ricetta “del Mulino”…); sempre più i produttori sono stati incoraggiati ad affidarsi ad associazioni di comunicatori ed ad agenzie di certificazione: sul metodo biologico, sulla denominazione di origine, sugli standard ISO, di qualità o raccomandati da opinion maker (più o meno improvvisati).

Il rischio che si sta correndo è evidente: se tutto è, in un modo o nell’altro, di “qualità”, dove finisce l’originaria funzione distintiva insita nel concetto di “Marchio di Qualità”, se non nell’indistinto panorama dei Marchi, brand commerciali che null’altra funzione hanno se non quella identificativa?

L’altro rischio collegato è quello di ingenerare, così, sfiducia nel consumatore/utente, che non troverà più, nel “marchio di qualità” una forma di tutela e/o una possibilità di scelta.

Questo è il pericolo che si profila per il Sistema delle certificazioni di Qualità… se non si recupera il suo principio originario di offrire trasparenza, leggibilità e credibilità di filiera, se non lo si utilizza nella sua forma corretta di strumento per la valorizzazione e la promozione dello sviluppo economico dei settori di riferimento… se non lo si basa sui principi cardine della “riconoscibilità” e dell’“autorevolezza” insiti nel concetto stesso di “marcatura certificativa”.

 

Prestigiose Organizzazioni internazionali o nazionali, quali la FEE – Foundation for Enviromental Education o Legambiente piuttosto che Slow Food o il Touring Club Italiano, Enti pubblici ed Associazioni hanno attuato propri sistemi di certificazione e/o marcatura per tutelare e rendere riconoscibili patrimoni e/o giacimenti (enogastronomici, natural–paesaggistici, storici, artistici, folkloristici, etc.) di un luogo e/o un territorio, come per garantire l’efficacia e l’efficienza dei servizi offerti all’utente.

In un’ottica di fruizione e promozione turistica di patrimoni e servizi, la scelta dei sistemi di certificazione ha una importanza quanto mai rilevante per l’area interessata.

Diventa, poi, essenziale, se l’area interessata è a fortissima vocazione turistica, come lo è a Campania!

 

La Campania è oggetto di turismo “organizzato” sin dagli albori del turismo moderno. Dal Grand Tour a primi tour organizzati. Nel 1860 Thomas Cook, pioniere del turismo organizzato, propose il primo pacchetto turistico “Bay of Naples”, basato su:

·       1° giorno: Scavi di Pompei e Museo Archeologico di Napoli;

·       2° giorno: chiese e musei di Napoli;

·       3° giorno: Sorrento ed eventualmente Capri con Grotta Azzurra;

·       4° giorno: ascesa al Vesuvio e/o passeggiata in carrozza ai Campi Flegrei;

·       5° giorno: shopping.

 

Oggi, la Campania presenta caratteristiche tipiche dei mercati maturi, con una forte concentrazione dei flussi turistici dal punto di vista della:

·       destinazione (i nuclei insediativi “storici” del Golfo di Napoli detengono circa l’80% della domanda turistica alberghiera);

·       specializzazione (Germania, Gran Bretagna, Francia e USA prevalgono fortemente – detenendo il 67,55% delle presenze straniere – a seconda delle località);

·       tour operator esteri presenti.

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La domanda è fortemente intermediata sia nelle Costiere Sorrentina ed Amalfitana che ad Ischia, con una situazione di “stagnazione” caratterizzata da:

·       rapporti consolidati tra gli “incomisti” locali, che svolgono soprattutto il ruolo di “ricettivisti”, ed i tour operator esteri;

·       scarsa propensione all’innovazione di prodotto;

·       “avvitamento” intorno alla competizione sul prezzo, trainata dalle richieste dei tour operator.

 

Meno strutturata è la situazione su Napoli, dove convivono diverse forme di turismo:

·       individuale (prevalente);

·       organizzato;

·       d’affari.

 

Quasi assente è l’intermediazione nelle zone più interne della Regione (Caserta, Avellino, Benevento), che sono state oggetto di rilevanti interventi nel QCS Quadro Comunitario di Sostegno 2000–2006, ma che soffrono di una forte carenza di immagine.

 

La strategia di marketing della Regione Campania si è basata su due leve:

·       nelle aree più mature: innovazione dell’offerta e “rottura” dello status–quo, con proposta di nuovi prodotti turistici commercializzati soprattutto attraverso azioni di co–marketing con gli operatori esteri;

·       nelle aree “minori”: sostegno alla creazione di proposte incoming cercando di raggiungere una scala minima accettabile dal punto di vista del mercato (catalogo delle proposte incoming).

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Le aree interne beneficiano in maniera limitata delle opportunità descritte, se non fornendo occasioni di escursioni. Per superare il “gap” della visibilità e promuovere il pernottamento in loco è stata lanciata una iniziativa, attualmente in corso:

·       rivolta agli agenti di viaggio “incoming”;

·       finalizzata a stimolare il turismo individuale.

 

Raccolta di proposte di soggiorno, tematizzate, della durata media di 2–3 notti, da promuovere inizialmente con il supporto della Regione all’interno di un apposito catalogo:

·       “alla scoperta dei sapori campani”;

·       “escursioni e passeggiate”;

·       “a contatto con la natura”;

·       “salute e benessere”;

·       “per i più sportivi”;

·       “sulle tracce delle antiche civiltà”;

·       “arte, cultura e tradizioni”;

·       “folklore e manifestazioni”;

·       “corsi”;

·       “in vacanza con i bambini e la famiglia”;

·       “alla ricerca della spiritualità”;

·       etc..

 

Le azioni di co–marketing hanno dimostrato di funzionare assai meglio delle azioni tradizionali, sotto il piano:

·       dell’efficacia: raggiungimento di obiettivi concreti, anche in relazione alla promozione di nuovi prodotti turistici;

·       dell’efficienza: a costi relativamente bassi.

 

Presuppongono tuttavia:

·       una organizzazione regionale fortemente orientata al marketing;

·       la presenza di operatori incoming interessati allo sviluppo dei nuovi prodotti;

·       una “qualificazione” dei luoghi e dell’offerta turistica con certificazioni e marcature di Qualità.

 

I flussi turistici in Campania provengono da tutta Italia, ma si registra una cospicua presenza di “stranieri” di altri paesi europei (ad esempio: molti i Tedeschi soprattutto a Ischia, gli Inglesi, gli Statunitensi ed i Francesi per Napoli soprattutto e la Campania costiera in massima parte, ed extraeuropei come Giapponesi, Australiani e Russi…) La rilevante presenza di questi turisti, di nazionalità specifiche in alcune località (Tedeschi ad Ischia, per esempio), potrebbe in modo considerevole beneficiare di iniziative locali di promozione di marchi riconosciuti anche e soprattutto nei loro Paesi di provenienza. Da una analisi mirata delle Nazionalità di turisti che visitano ogni anno le bellezze campane, infatti, si può giungere ad incentivare la certificazione delle strutture ricettive secondo standard noti in quei Paesi, in affiancamento, ovviamente, agli altri marchi regionali, nazionali, comunitari e internazionali. In questo modo viene offerta alla clientela straniera la possibilità di “riconoscere” le strutture certificate… preclusale, finora, da sistemi certificativi (utilizzati in Campania) che per lo più “parlano” italiano.

Una breve rassegna, solo a titolo esemplificativo, dei marchi per le strutture turistico–ricettive propri di altri Paesi è mostrata nella tabella seguente:

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Una possibilità in cambio di due vantaggi: da un lato, la presenza dei marchi del soggiorno “garantito” aiuterà e incentiverà la presenza di nuovi turisti e dall’altro, offrendo un servizio/prodotto di qualità, anche secondo standard propri di altri Paesi, si otterrà il soddisfacimento delle aspettative del turista stesso favorendone così il ritorno.

L’adozione, quindi, di un “linguaggio” comune, meglio definirlo un “metalinguaggio”, conosciuto da chi viene in visita nel nostro Paese rende il soggiorno campano interessante e indimenticabile (tanto da pensar di ritornarci!) per il turista, e l’offerta turistica sempre più qualificata e competitiva per le aziende del settore e, quindi, per tutto il territorio.

 

I sistemi di certificazione e marcatura, dunque, rientrano attivamente in una strategia di sviluppo dell’area perseguibile dagli Enti Locali e Territoriali e da tutte le aziende del settore per offrire un turismo di Qualità, un Turismo che sia slow, lento, perché solo lentamente si gustano e si apprezzano le cose belle che si hanno o si stanno vivendo e che, attraverso il ricordo, continuano a dar piacere.

Il turismo che non lascia niente a nessuno, nel presente come nel futuro, è quello frettoloso, superficiale, che ha fame (ingordigia) di tante cose e le vuole subito, se ne “abbuffa” e, presto sazio, non distingue più i sapori, perde le sfumature del gusto. E’ il turismo che non apporta ricchezza, di nessun tipo, non interiore o materiale, e per nessuno, non al turista che arriva, se ne va e chissà cosa mai ricorderà di un corri corri generale, non al territorio che è tanto, diverso, multisfaccettato, e ha molto da dare e da lasciare.

Il turismo “mordi e fuggi” che fa rima con “distruggi” non apre, alla Campania, alcuno scenario di sviluppo futuro… conduce solo verso l’esaurimento veloce e irreversibile delle sue ricchezze.

Ricchezze che, in Campania, non si trovano solo nei luoghi privilegiati del turismo di massa, quelli più rinomati, nei siti d’arte e verso la costa, mete del più diffuso turismo estivo… i Grandi Attrattori… ma, anche altrove: giacciono sepolte e quasi sconosciute, custodite dal tempo e dalle tradizioni degli uomini, su tutto, ripetiamolo, “tutto”, il territorio campano, e “tutto” l’anno.

Il territorio interno, quello montuoso, che d’autunno e d’inverno mostra l’altra faccia della natura, quella che produce castagne, marroni, nocciole, funghi, fichi, tartufi, piatti della cucina locale, quella che nelle foreste si veste dei mille colori caldi.

Prodotti che sono stati , molti, già tutelati sotto varie forme e marcature, dal D.O.P. al I.G.P. ai P.A.T..

 

E’ la Campania interna (anche solo pochi kilometri da Napoli per esempio…), con i suoi ritmi, i suoi colori, sapori, odori, le sue tradizioni, che aspetta solo, e da tanto ormai, di essere scoperta e assaporata in tutta la sua varietà, da chi cerca un contatto nuovo e profondo con il territorio, che aspetta solo, e da tanto ormai di essere promossa e valorizzata da chi vuole offrire al visitatore, oramai “viaggiatore”, il meglio di tutto il territorio, e può farlo tutto l’anno.

Perché la vacanza, il soggiorno in un luogo nuovo è, non dimentichiamolo, un “viaggio”, un viaggio della mente, del gusto… un viaggio del cuore: perché continui ad essere questo e al meglio, il meglio che il Territorio può offrire ed che il Viaggiatore può ricevere è la promessa, garantita e mantenuta, di un turismo slow, al ritmo naturale delle stagioni.

 

Una politica turistica orientata anche alla destagionalizzazione delle presenze e alla loro distribuzione diffusa durante tutto l’arco dell’anno, infatti, apporterebbe il duplice beneficio di assicurare al territorio una presenza turistica costante e di valorizzare “tutte” le ricchezze del territorio.

La strategia di sviluppo turistico ed economico della Campania che abbiamo in mente è dunque chiara, e così riassumibile nelle sue idee–guida fondamentali:

 

·       certificazioni e marcature di Qualità, scelti in maniera mirata, come strumenti di promozione turistica;

·       destagionalizzazione delle presenze turistiche;

·       valorizzazione delle risorse potenziali del territorio, ricchezza ancora sepolta;

·       no al turismo “mordi e fuggi / distruggi”;

·       incentivazione di un turismo slow, un turismo di qualità.

 

A voler riassumere ancora, fino ad arrivare ad una sola parola, potremmo dire semplicemente: “Qualità”, “Qualità”, ancora “Qualità”… estensibile all’infinito. Dipende da noi!

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Ringraziamenti:           Si ringraziano Vincenzo Delehaye, Roberto Formato e Cosimo Sarro per dati e tabelle, nonché Confesercenti Napoli per la gentile concessione.


scritto da: dirima alle ore 12:43 | link | commenti
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giovedì, 15 giugno 2006

Elenco delle Associazioni Assaggiatori, Degustatori e Analisi Sensoriali

iasa
IASA
International Academy of Sensory Analysis
csa
CSA
Centro Studi Assaggiatori
asa
ASA
Analisti Sensoriali Associati
oea
OEA
Organizzazione Esperti Assaggiatori

ais

AIS
Associazione Italiana Sommeliers
onav
ONAV
Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino
aib
AIB
Assaggiatori Italiani Balsamico
anag
ANAG
Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa ed Acquaviti
adid
ADID
Associazione Degustatori Italiani Grappa e Distillati
adb
ADB
Associazione Degustatori Birra
onaoo
ONAOO
Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva
umao
UMAO
Unione Mediterranea Assaggiatori Oli
olea
OLEA
Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori
adam
ADAM
Associazione Degustatori Acque Minerali
ademathè
ADeMaThè
Associazione Italiana Degustatori e Maestri di Thè
iiac
IIAC
Istituto Internazionale Assaggiatori Caffé
aiac
CHOCOCLUB AIAC
Associazione Italiana Amatori Cioccolato
onaf
ONAF
Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi
ONAS
Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi
cnst
CNST
Centro Nazionale Studi Tartufo Salumi 
aneasm
ANEASM
Albo Nazionale degli Esperti di Analisi Sensoriale del Miele
anam
ANAM
Associazione Nazionale Assaggiatori Miele
c/o Casa del Vino – Via Poscolle, 6 – 33100 Udine (UD)
Tel.: 0432-50.60.97 –  Fax: 0432-51.01.80
onafrut
ONAFrut
Organizzazione Nazionale Assaggiatori Frutta
aiasf&a
AiAsf&a
Associazione Italiana Assaggiatori Succhi Frutta & Affini
 

scritto da: dirima alle ore 12:32 | link | commenti (1)
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giovedì, 01 giugno 2006

Contributo a PastaMania 1° Expò Evento sulla Cultura della Pasta Italiana

Logo 1 Expò Pasta Italiana

Contributo di DI.RI.M.A.-MQ per la

 

PastaMania

1° Expò Evento sulla Cultura della Pasta Italiana

(Napoli, 1 / 4 Giugno 2006)

 

DALLA QUALITA' DELLA PASTA ALLA PASTA DI QUALITA'

Un percorso sulla virtuosità del prodotto e dei sistemi

 

La nostra Regione vanta il primato in Italia per lo sviluppo e la tenuta del settore agroalimentare (rif.: Relazioni del Prof. D’Antonio e del Prof. De Filippis agli “Stati Generali delle Attività Produttive e dell’Agricoltura per lo sviluppo della Campania”, Napoli 15–16 Marzo 2006).

Difendere, valorizzare, promuovere il nostro sistema produttivo nei suoi punti di eccellenza significa… far crescere il valore aggiunto… prevedendo azioni di ‘lancio’ della ‘tipicità’ campana… attraverso il rafforzamento e consolidamento di ciò che è filiera… operando quel ‘salto di qualità’ basato sull’importanza dei prodotti di qualità e dei loro legami col territorio… delineando un mercato nazionale e internazionale per i nostri prodotti… una sfida che va combattuta a molteplici livelli: qualità delle produzioni… dell’efficacia dell’integrazione di filiera e della PROMOZIONE DEI MARCHI… Sono questioni strategiche che attengono alla dimensione e alla qualità dello sviluppo nei prossimi anni… Ho cercato di indicare soprattutto un quadro di proposte, di indirizzi, di scelte…” (rif.: Relazione Stati Generali dell’Ass. Cozzolino, pag. 4 – cv 3/5/6, pag. 9 – cv 7/8, pag. 13 – cv 6).

 

La linea di proposte indicate dall'Assessore campano va nella direzione più congeniale e naturale per la nostra Regione, che offre una tal varietà di ricchezze, anche enogastronomiche, su cui imperniare lo sviluppo futuro dell'area che, per la loro importanza e qualità, sono riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Ma se nell'immaginario collettivo c'è un prodotto che evoca immediatamente la nostra terra, la nostra millenaria cultura enogastronomica ed, in particolare, la sua città più rappresentativa, Napoli, quello è senza dubbio la pasta.

Per la pasta i napoletani hanno una vera e propria “infatuazione”... che grandi scrittori, da Johann Wolfgang Goethe ad Alexandre Dumas padre, hanno registrato nei loro soggiorni in città osservando questi “maestri dell'arte bianca”... “testimoni che, sensibili o meno ai piaceri della buona tavola, descrivono con la precisione dell'etnologo i gesti dell'uomo del popolo, onesto operaio o ‘lazzarone’ che, rendendo i maccheroni con le mani li attorciglia con un gioco di destrezza che raramente gli stranieri sanno imitare” (S. Serventi – “La pasta. Storia e cultura di un cibo universale”, p.158).

Tanta destrezza e familiarità con questo prodotto non potevano non ottenere riconoscimento.

In Campania le “paste” tutelate come PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale – (ai sensi dell'Art. n° 8 - Comma n° 1 del D.Lgs. n° 173 del 30.04.1998 e, pertanto inserite negli Elenchi nazionali e regionali PAT) e/o certificate sono:

 

·     la Pasta di Gragnano, PAT dal 2000, ed attualmente in fase di Istruttoria Ministeriale per il riconoscimento del marchio IGP;

·    lo Scialatiello, PAT dal 2000;

·      il Raviolo di ricotta di pecora, PAT dal 2001;

·      il Fusillo di Felitto, PAT dal 2002;

·      il Fusillo di Gioi, PAT dal 2002.

 

Il “riconoscimento” dato al prodotto dal marchio di qualità ha una duplice valenza, da un lato si identifica con l'attività di tutela di un prodotto che per caratteristiche di unicità, qualità e tradizione è distinto e protetto da “altri”, e dall'altro con l'acquisizione della visibilità/notorietà sul mercato.

Se la pasta veicola ben oltre i confini italiani l'immagine di Napoli e della Campania, anzi è l'Italia stessa, lo si deve ad una consolidata tradizione, alla bontà e qualità dei suoi prodotti: a valori che il tempo e l'esperienza rafforzano. Per dar ancora maggiore forza a questi valori, connaturati alla nostra terra, e mantenerne alta l'immagine dentro e fuori l'Italia, si può scegliere ancora più fortemente la Qualità.

Una Qualità Certificata, Controllata, Garantita.

Per il consumatore, per il produttore, per il futuro sviluppo non solo campano.

 

Ma non c'è sviluppo durevole senza pensare ad una interazione tra le ricchezze enogastronomiche e ad una loro integrazione.

Lo dimostra la stessa immagine della Campania e di Napoli: “riconosciute” sì per la pasta, ma non solo. Il Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese–Nocerino DOP, il Pomodorino del piennolo del Vesuvio (DOP in fase di Istruttoria Ministeriale), i 10 Oli Extravergini d'Oliva DOP (tra DOP, in Transitoria Nazionale ed in Istruttoria Ministeriale), la Mozzarella di Bufala Campana DOP... sono le altre nostre “punte di diamante”.

Riconosciute in tutto il mondo.

Riconosciute con i Marchi di Qualità.

Ma parlando di pasta col pomodoro chi è, italiano e non, che col pensiero non corre a completare il succulento piatto con “'na rattata 'e càso e 'na fronna 'e vasenicola” (“una grattugiata di formaggio e qualche foglia di basilico”)? Le ricchezze campane ben si integrano con le altre specialità regionali italiane: il Parmigiano Reggiano DOP (in primis), il Basilico Genovese DOP, e tante altre di cui è ricca solo l'Italia.

L'integrazione tra i prodotti italiani certificati e da certificare costituisce, a nostro avviso, la vera chiave per un successo, non solo economico, che non teme rivali... neanche quelli che direttamente ci contendono il primato nella scoperta dell'Arte della Pasta. Dibattano a lungo su tale primato i Cinesi... ma, se pure l'avessero inventata loro la pasta, mica mo' vogliamo pure discutere su chi ha raggiunto i vertici e ci ha pure legato inestricabilmente il nome?

Sennò qua... “so' paccheri”!!!


scritto da: dirima alle ore 13:28 | link | commenti
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